Pattie Boyd, Eric Clapton e George Harrison: storia di una Musa e di amori tormentati

Wonderful Tonight, Layla, Bell Bottom Blues di Clapton. Something, I Need You, For You Blue dei Beatles, scritte da George Harrison. Cosa hanno in comune? Pattie Boyd, modella britannica ed ex moglie del Beatle prima e di Slowhand poi. Un pezzo di vita di Clapton, uno dei tanti amori travolgenti vissuti dal grande chitarrista: c’è anche questo nel documentario Life in 12 Bars della regista Lili Fini Zanuck, evento speciale nelle sale cinematografiche il 26, 27 e 28 febbraio.

“Ti sposeresti con me?”

E’ stata questa la prima frase di Harrison rivolta a Pattie. Era il 1964, Pattie aveva 19 anni, era una studentessa fan dei Beatles durante le riprese del film A Hard Day’s Night. La ragazza rise. Un paio di giorni dopo Harrison le chiese di nuovo di uscire, e stavolta Pattie accettò.

Il loro primo appuntamento fu nel Garrick Club a Covent Garden: la storia iniziò così, e i due si sposarono nel 1966. Un rapporto che divenne ben presto tormentato, tra l’infatuazione di Harrison per la religione indiana e i continui tradimenti reciproci.

“…Please don’t say we’ll never find a way…”

L’amore tra i due era già quasi al capolinea. George era molto amico di Eric Clapton, che cominciò ben presto a frequentare la casa del Beatle. “Galeotta” fu una festa nel 1968, quando Eric perse la testa per la moglie dell’amico.

Dopo qualche tempo arrivò Layla: Pattie all’inizio rimase certa del suo amore per George, tuttavia venne rapita dai versi della canzone. Il matrimonio tra la donna e il Beatle arrivò ben presto alla rottura, e la donna nel 1974 bussò alla porta di Eric. Come “regalo di nozze” Slowhand la omaggiò con Wonderful Tonight. La loro unione durò fino al 1989.

Gli amori e i fantasmi di Eric Clapton, le sue tragedie e i suoi sogni, le donne della sua vita: tutto questo è “Life in 12 Bars” della regista Lili Fini Zanuck, evento speciale nelle sale cinematografiche il 26, 27 e 28 febbraio.